Le nostre proposte per l'ordine dei giornalisti del Piemonte



L’Ordine regionale ha poteri limitati, ma che se mal indirizzati possono creare risacche di potere e ingiustizie, potentati e malversazioni. Sfruttando al meglio le funzioni locali si può già dare il segno di un cambiamento.

Vigilanza e tutela
L’Ordine deve vigilare sugli abusi, sulle situazione anomale, senza esporre il giornalista che denuncia o segnala ma in prima persona pretendendo onestà e chiarezza da parte degli editori. Esistono carte deontologiche che è necessario far rispettare, come quella Carta di Firenze pensata per combattere precarietà e sfruttamento. La stessa Carta di Firenze va comunque rivista, in modo da renderla più stringente ed efficace. Per questo proponiamo che l’Ordine regionale elabori un nuovo documento, di concerto con il sindacato, finalizzato alla tutela dei giornalisti.

Comunicazione con gli iscritti
E’ fondamentale che il giornalista non sia lasciato solo, che sappia a chi rivolgersi in caso di dubbi o difficoltà, e l’Ordine deve essere fedele alleato. Per questo proponiamo uno “sportello amico” che sia, da un lato, luogo di confronto e consiglio e, dall’altro, agisca di concerto con l’Inpgi al fine di informare su tutte le misure di welfare previste e, in genere, poco note.

Formazione continua
Un giornalista ha il diritto di aggiornarsi. Un giornalista free-lance o precario non può certo pagarsi corsi, talvolta onerosi, ma necessari per migliorarsi e restare appetibili sul mercato del lavoro. Le sfide della rivoluzione digitale, delle tecniche di comunicazione, ma anche l’aggiornamento giuridico, sono fondamentali per un giornalista del terzo millennio. L’Ordine deve provvedere a questo sviluppando un piano di formazione continua realmente utile, che non serva solo a pagare le consulenze a professori universitari amici.

Trasparenza
I soldi dove vanno? Come vengono spesi? Dove stanno gli sprechi? Come si possono meglio destinare le risorse? Tutto deve essere chiaro e immediatamente accessibile per ogni iscritto. Sono soldi nostri. Per capire che cosa sia successo nel passato potrà essere opportuno avviare un'indagine sull'attività dei passati consigli regional sulla relativa attività e sui relativi bilanci del passato Occorre iniziare a rendere endere pubbliche attraverso il sito web tutte le precedenti sanzioni del'Odg e rendere transparenti tutte le attività dell'ordine.

Master in giornalismo
La gestione del Master in giornalismo di Torino è da sempre opaca e non chiara e tende sempre più a privilegiare personaggi vicini ai centri di potere del giornalismo piemontese.

Promozione culturale
Il giornalismo italiano soffre di una evidente crisi di credibilità, sia a causa dei pessimi esempi di prezzolati colleghi, che per la diffusa idea che il giornalista sia un servo sciocco e non una riserva della democrazia. Per demolire questi luoghi comuni occorre mostrare la buona prassi del nostro mestiere, la dignità delle piccole cronache quotidiane che diventano affresco di una nazione, la capacità di comprendere al di là dei pregiudizi che il nostro mestiere richiede. Bisogna farlo vedere alla gente. Bisogna che ne parliamo tra noi. Promuovere cultura è promuovere onestà e impegno.

Innovazione
Bisogna digitalizzare il più possibile tutte le pratiche ordinistiche per evitare burocrazie e perdite di tempo e iniziare un programma di eventi e di attività di supporto agli iscritti che puntino concretamente a fornire strumenti operativi professionali.

Ufficio proteste o reclami dell'Ordine dei Giornalisti del Piemonte o in Italia

Avete subito un trattamento non corretto dall'Ordine dei Giornalisti ? Avete subito dei torti ? Non vi siete sentiti ascoltati ? Le vostre pratiche sono state messe da parte, mentre quelle dei soliti protetti sono state evase ? L'Ordine dei Giornalisti non vi ascolta ? Vi sentite ignorati ?

Raccontateci le vostre storie senza paure nei commenti.
Chiederemo chiarimenti all'Ordine su quanto accaduto senza fare sconti o censure

La normativa per le Elezioni dell'Ordine dei Giornalisti 2013


Che cosa pensiamo: la condizione dell'informazione e del giornalismo in Italia nel 2013

L'informazione giornalistica ha registrato trasformazioni profonde da quel lontano 1963, anno in cui si è istituito l'Ordine con una legge che regolamenta la nostra professione, e ad essere mutato non è soltanto il sistema dei media ma la professione stessa. Anche a causa della perdurante incapacità di autoriforma dell'Ordine, che non ha saputo rispondere al mutare del mercato del lavoro in Italia, ci troviamo oggi in una situazione per molti versi drammatica: a fronte di una minoranza di giornalisti contrattualizzati esiste una maggioranza di giornalisti precari, una piaga che colpisce i pubblicisti come i professionisti. 

E sul pernicioso carattere del precariato giornalistico, e delle evidenti ricadute sulla libertà e indipendenza dell'informazione, si è ampiamente discusso. Non inganni la dicitura di free-lance, poiché troppo spesso di “free” non c’è nulla. Un giornalista senza tutele contrattuali è un giornalista dipendente. L'appellativo di “servo” adoperato nei confronti del giornalista riscontra una notevole diffusione negli ultimi anni: contro la “casta” dei giornalisti prezzolati si scagliano furori giacobini da parte di un'opinione pubblica stanca di un'informazione settaria e faziosa. E contro questa “casta” di giornalisti si annoverano anche altri giornalisti, i precari, gli sfruttati, i sottopagati. Istanze di trasparenza e libertà dell'informazione da parte dell'opinione pubblica si saldano con le legittime rivendicazioni di chi, pur svolgendo dignitosamente la professione giornalistica, si sente escluso e condannato a una vita di incertezza e povertà. Il pericolo di una faida è evidente e l'Ordine, fin qui, ha alimentato questo pericolo garantendo sicurezza e – diciamolo – privilegi sempre maggiori ai contrattualizzati senza curarsi dell'altra parte dei suoi iscritti: i precari. E quando si parla di privilegi s’intende quella serie di benefit che non servono a tenere alta la capacità professionale dei giornalisti ma solo il loro sentirsi – come ha recentemente scritto Paola Peduzzi su Il Foglio - “al numero uno, tra lussi leggendari, liti contrattuali sulla tipologia di monovolume da acquistare, note spese in cui tutto era permesso, e tutto includibile”.

L'Ordine deve dunque farsi garante di tutti i suoi iscritti facendo in modo: se non lo farà rischierà l'implosione. Una implosione che sarà di sistema se, accanto alla tutela del giornalismo tradizionale, l'Ordine non saprà guidare il declino della carta stampata associandolo a una corretta interpretazione della trasformazione del sistema dei media, del giornalismo e della professione stessa. L'Ordine deve dunque andare incontro a una profonda riforma intellettuale capace di far proprie le sfide della rivoluzione digitale. Come? Una riforma dell'Ordine è possibile solo se si tiene presente il principio di solidarietà fra colleghi e fra generazioni. L'impegno contro la precarietà e a favore dello sviluppo in senso digitale dell'informazione italiana è conditio sine qua non per la sopravvivenza dell'Ordine che, sia chiaro, ha ragion d'essere solo se saprà far proprie queste sfide o avranno ragione gli abrogazionisti a chiederne l'abolizione. Noi siamo qui per questo: cambiare, oppure distruggere.

Free-Press, Giornalisti in Rete per il Cambiamento: un modesto manifesto per il futuro dell'informazione in Piemonte


Giornalisti di tutto il mondo, o almeno della regione Piemonte, unitevi ! 

Uno spettro del passato si aggira, ed è lo spettro del nostro Ordine professionale: un fantasma che si trascina in un rumore di catene, le nostre. Nostri i ceppi di una casta ordinistica che ha gestito un ordine professionale a livello locale come un giochetto di pochi, degli interessi di pochi. Nostri i ceppi di una credibilità dei giornalisti sempre più scarsa nella cittadinanza, di un mercato dell’informazione in Piemonte che si sta liquefacendo, dopo che per anni nessuno ha fatto niente per farlo crescere come una regione coma la nostra richiederebbe, Nostri i ceppi di di una professione fattasi sempre più precaria ed esclusiva, in cui giovani e meno giovani sono costretti ad arrancare.



E l’Ordine localmente che cosa fa? Nulla, lontano e a tratti ostile ci lascia soli in questa cattività. Un Ordine che sembra una curiosa combriccola che guarda melanconicamente al passato e pensa che il futuro non esista.

Per questo abbiamo deciso di metterci la faccia, il cuore e il cervello e l’impegno convinti che sia giunto il tempo di cambiare.
L’Ordine deve essere al servizio dei suoi iscritti e della società, deve mettersi in posizione di ascolto, deve essere aperto e trasparente, per confrontarsi all’esterno, ai lettori e ai cittadini che sono l’anima del nostro lavoro, rilanciando l’immagine di un giornalismo troppo spesso considerato – e non sempre a torto – una casta di servi.
Per questo abbiamo deciso di aprire un dibattito in Rete, nella vita reale, fra i giornalisti e fra i cittadini per costuire un gruppo aperto, per creare insieme un programma in vista delle elezioni dell’Ordine dei Giornalisti di metà maggio 2013 e per accompagnare alle elezioni i candidati che si evidenzieranno strada facendo. 

La nostra casa non ha pareti. Cerchiamo persone che vogliano aiutarci, consigliarci, dibattere e – perché no – candidarsi con noi. Ma non ci fermeremo dopo le elezioni. Questo spazio, questo gruppo sarà un cantiere aperto, uno sportello per risposte e reclami, un laboratorio trasparente di idee. Saremo sempre e comunque uno spazio vigile e per verificare tutto quello che succede nell’Ordine senza sconti per nessuno.

Il nostro nome, Free Press, giornalisti in rete per il cambiamento vuole anzitutto essere un richiamo all’unità. Dobbiamo essere una rete, oltre che in rete, per parlarci, confrontarci, capire come la nostra professione può finalmente diventare realmente “nostra”. E perché sia nostra dobbiamo essere liberi: liberi di decidere come organizzarla, liberi di rivendicare diritti e paga agli editori, liberi di conoscere cosa viene deciso sulle nostre teste da una “casta” di privilegiati che impedisce un effettivo rinnovamento perché rinnovare – lo sanno – è sinonimo per loro di estinzione.

Diciamocelo, per troppo tempo le elezioni dell’Ordine non interessavano a nessuno, le si subiva come un male necessario. Si vedevano le solite facce, ci si tappava il naso. Ma questo senso di disagio – siamo convinti – non è nato per disamore verso la propria professione e i suoi destini, bensì per il senso di inutilità che un’istituzione come l’Ordine trasmette ai suoi iscritti.
Eppure qualche cosa l’Ordine dei giornalisti lo può fare per i giornalisti e la società italiana.
Noi – voi – siamo qui per questo.

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